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 Televisione  La stampa: riflesso di una societa
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La stampa: riflesso di una societa


Il giornale, tra i mezzi di comunicazione di massa in senso stretto, è quello più antico rispetto alla radio e alla televisione, ma non per questo meno importante o meno valido. II giornale nacque nell'epoca della prima rivoluzione borghese in Europa. Nella prima metà del XVII secolo nacquero le gazzette, poiché esisteva un pubblico alfabetiz zato ed interessato all'informazione economica. Esse sono state l'espressione della società preindustriale secentesca, cosi come il quotidiano lo è stato della società sorta dalla prima rivoluzione industriale. Il primo quotidiano nacque in Inghilterra: il « Daily Courrent » di Londra, agli inizi del settecento, e fu seguito dopo qualche decennio dal « Journal de Paris », mentre alla fine del secolo fu pubblica to il primo quotidiano americano « Thè American Daily ». L'evoluzione della società e le sue dinamiche, e soprattut to l'avvento di nuove tecnologie, hanno largamente modifi cato il volto del quotidiano. Infatti alle piccole stanzette e ai rudimentali apparecchi per stampare le gazzette, si sono sostituite gigantesche imprese imprenditoriali con redazioni elettroniche. Dal foglietto semiclandestino dell'ottocento, con una tiratura di poche migliala di copie, si è giunti alla stampa di milioni di copie e a quotidiani formati da venti, trenta e, a volte, ancora di più, pagine. L'informazione procede dunque di pari passo con lo sviluppo della società e della tecnologia.
Per molteplici aspetti l'informazione giornalistica riflette ed esprime la realtà in cui si muove, il quadro politico e sociale in cui agisce. Basta infatti aprire un giornale per avere un panorama della realtà nei suoi specifici settori di competenza: dalla politica, alla cronaca, alla cultura, alla scienza, alle lotte sociali, allo sport, alla musica e perfino all'oroscopo.

Inoltre la molteplicità di testate pare garantire una pluralità d'informazione, di angolature valutative, una multidimensionalità di osservazioni. Ma il giornale riflette la realtà in modo parziale; infatti di fronte ad una quantità di notizie di agenzia che si aggira intorno alle seicento giornaliere, il quotidiano ne fornisce non più di quaranta cinquanta in media; il che significa che avviene un filtro, un taglio, e piuttosto vistoso, della realtà.

E quello che è ancora più importante è che il quotidiano non si limita alla funzione di registrare e trasmettere l'informazione, cioè ad essere un canale neutro che veicola notizie, ma tende ad influire e modellare la realtà, a deformare i dati che riguardano la società, fino al punto di modificare e sostitui re la realtà dei fatti.

Il giornale è dunque una realtà complessa, giudicabile da più punti di vista, sia esso sociologico, storico, psicologico, del lettore comune. Di volta in volta può essere visto come uno strumento per leggere il mondo, un'industria della notizia, un condizionamento psicologico.
I quotidiani sono solitamente divisi in due gruppi: quelli di informazione o altrimenti chiamati indipendenti, e quelli di partito chiama ti anche di opinione.
I primi a loro volta si possono dividere in quotidiani di informazione in senso lato e quelli a carattere specialistico, tipo « 24 Ore » e « II sole » che sono di indirizzo tipicamente economico.
Un'ulteriore di stinzione va fatta con i giornali a diffusione nazionale e quelli che hanno un raggio di lettura limitato alla regione o addirittura alla città dove vengono prodotti.

Mentre il giornale di partito o di opinione, dichiarando apertamente i suoi interessi e le sue motivazioni, ci dice subito quali sono i punti di vista e l'ideologia con cui spiega e commen ta la notizia, i giornali di informazione hanno nei loro principi quello di essere indipendenti e neutrali, e di non avere altro fine che quello dell'informazione, al di fuori di ogni condizionamento di partito, del potere politico o economico.

Nella realtà questo non corrisponde alla verità: primo perché la proprietà di questi giornali è sempre legata a particolari interessi economici e di conseguenza politici; secondo perché la scelta o l'interpretazione delle notizie da parte dei giornalisti è già un'elemento di manipolazione; terzo, tutti i giornali hanno dei forti deficit di bilancio, nonostante gli introiti della pubblicità, e non si capisce come questi editori che si etichettano puri continuino a mantenere giornali in perdita se essi non danno per altra via una produttività; quarto, ogni giornale indipendente nasce definendo, anche se approssimativamente, un suo spazio di lettori, alle cui attese ideologiche, culturali ed informative cerca di andare incontro.

È quindi evidente che l'informazione pura, priva di interpretazioni e di manipola zioni non esiste.
In Italia l'indice di lettura dei quotidiani è assai basso. Le motivazioni sono numerose: la concorrenza della televi sione e dei settimanali in rotocalco, una diffusione arcaica, una scarsa conoscenza delle esigenze dei lettori, un linguag gio talora diffìcile ed impopolare, la strumentalizzazione ideologica e pubblicitaria dei quotidiani che limita il diritto all'informazione completa ed ogettiva, una insufficiente educazione civica impartita nella scuola e così via.
Tutte queste componenti di cui abbiamo parlato sembrano aver descritto e ritratto in modo negativo il giornale, sia esso espressione ideologica, di civiltà e di cultura.
Ma questo non è vero: come tutte le medaglie anche quella dei quotidiani e della stampa in genere presenta il suo rovescio, senza però con questo levare il grande merito, a questo tipo di cultura di massa, che nel corso dei secoli e soprat tutto degli ultimi decenni è stata apportatrice della diffusio ne del progresso culturale e di una diffusione capillare dell'informazione, a tutti i livelli e in tutte le località del pianeta.



Autore: staff articoli gratis .com

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