La legge sull aborto e le strutture pubbliche
Una volta le donne abortivano di nascosto, in condizioni
assolutamente precarie per l'igiene, con dolore; esse moriva
no vergognandosi di abortire, vergognandosi di non portare
a termine una gravidanza che rischiava di invalidarle e
morivano per non vivere una vita in cui un ennesimo figlio
avrebbe sconvolto il già precario equilibrio economico della
famiglia. Queste donne abortivano di nascosto per evitare
di essere condannate da una struttura sociale moralistica
che considerava la sessualità solo finalizzata alla procreazio
ne e la maternità inserita nel solo contesto familiare.
Teoricamente tutto questo ora è finito, da dieci anni,
infatti, in Italia c'è una legge, la 194, che garantisce la
possibilità di abortire alle donne che abbiano motivi di
salute o gravi motivi personali per non voler continuare la
gravidanza in corso, per rifiutare una maternità indesidera
ta. Da dieci anni alle donne è consentito abortire in
strutture pubbliche nelle quali, in teoria, viene loro fornita
ogni assistenza necessaria per affrontare un momento co
munque delicato e difficile della loro vita. Per questo
motivo è previsto che esse abbiano non solo l'assistenza
medica e chirurgica, ma anche quella psicologica, perché
qualunque sia la motivazione dell'aborto, esso costituisce
per la donna sempre un evento traumatico e come tale va
affrontato. Nella realtà però le cose vanno in modo piutto
sto diverso: la legge prevede che i medici, i quali per
ragioni etiche non intendano praticare alcun tipo di aborto,
possano esserne esentati. Col passare degli anni, per ragioni
di opportunità politica, di quieto vivere e di carriera, il
numero degli obiettori è aumentato a dismisura e questo
fatto ha reso difficoltosa l'applicazione della legge e certa
mente più angoscioso l'iter che le donne devono affrontare
per poter abortire. Spesso sono costrette ad assurde peregri
nazioni da un ospedale all'altro, da una visita all'altra, e
questo comporta il passare inevitabile del tempo che può
giungere allo slittamento dei tempi consentiti per l'interru
zione dell gravidanza; passano cioè i tré mesi in cui può
essere praticato l'aborto senza complicazioni e addirittura
ambulatorialmente, in genere con un metodo chiamato
dell'aspirazione.
Tra le varie cose c'è da dire che le strutture pubbliche
ospedaliere competenti sono anche mal attrezzate, nascoste
come se gli interventi che vi si svolgono fossero fuorilegge,
e per accedervi le donne sono costrette a fare file intermina
bili in ore antelucane per non perdere il proprio turno. Su
tutto questo, inoltre è caduta la scure moralizzatrice degli
antiabortisti che attribuiscono all'aborto non una funzione
terapeutica che ha per legge, bensì una funzione anticonce
zionale o addirittura eugenetica. Queste persone sono quel
le che durante il periodo precedente il referendum giravano
nelle piazze italiane e nelle tribune politiche televisive
sostenendo che la legge avrebbe permesso alle donne com
portamenti a dir poco lascivi e che esse avrebbero, secondo
uno slogan ripetuto in quella campagna referendaria, aborti
to la domenica dopo aver avuto rapporti sessuali il sabato.
Tutto questo non è purtroppo il frutto di una follia
collettiva, ma di una sottocultura.
E questa gente vede ancora oggi la donna non come una
persona, ma come una funzione, quella di procreare appun
to, e scaglia i suoi strali, che non esitiamo a definire
oscurantisti, ignorando quanto ci può essere di triste e di
doloroso nella decisione di abortire e di quante difficoltà,
di quanti drammi personali questa decisione possa essere
segno. Questa gente è veramente fuori dal tempo, tuttavia
la mentalità che questa esprime è quella che in qualche
modo ha reso la legge disattesa e ha permesso che l'obiezio
ne dei medici diventasse un fenomeno diffuso, costringendo
le donne a ricorrere come ultima spiaggia all'aborto clande
stino. Disattivare questa legge significa addirittura rimette
re in discussione una conquista civile attraverso la colpevo
lizzazione delle poche strutture ospedaliere dove ancora si
pratica l'aborto terapeutico.
Se una modifica deve essere attuata a questa legge, essa
deve essere orientata ad alleviare il trauma psicofìsico che
la donna, costretta dalle circostanze sia personali che sociali
ad abortire, subisce. Ma prima ancora bisognerebbe cambia
re la mentalità che sottende il boicottaggio della legge e
che consente ancora oggi l'aborto clandestino.
Autore: staff articoli gratis .comFonte dell'articolo
|
|