I gioieilli sono stati indossati per comunicare ricchezza e potere Ci sono stati periodi nella storia dell'abbigliamento in cui i gioielli erano più importanti, dal punto di vista della moda, dei vestiti stessi. All'epoca degli antichi egizi, per esempio, donne e uomini indossavano tuniche semplicissime, adornate però da monili e collane molto elaborati, a cui erano affidate tutte le funzioni di comunicazione sociale che noi attribuiamo oggi a una pelliccia di visone o a un golf di cachemere: dal recare messaggi estetici all'identificare il rango di chi li porta. Del resto, anche nel recente passato i gioielli hanno avuto una funzione importantissima nel definire a colpo d'occhio lo status sociale di una persona: colliers di pietre preziose, anelli d'oro e parures di brillanti comunicavano immediatamente la ricchezza e il potere di chi li indossava.
Anche in questo campo, tuttavia, ora le cose sono abbastanza cambiate. Non che un anello con un rubino possa passare inosservato visto che costa più o meno come un miniappartamento in centro; ma non è più co^l "necessario" come in passato ostentare la propria disponibilità di denaro attraverso i gioielli, che per fortuna sono ritornati a essere semplici accesso-ri, al servizio della bellezza e dell'eleganza. È per questo che la distinzione tra gioielli veri e bijoux non è più così marcata: se una collana è bella, di buon gusto, se sta bene su un certo vestito e illumina il viso, poco importa se sia d'oro e brillanti o d'argento e pietre dure. Spesso poi i gioielli cosiddetti "falsi" sono talmente studiati nel design, creati da famosi stilisti e a loro modo preziosi, che il prezzo non è affatto inferiore rispetto a quello dei gioielli "autentici". Nella scelta è meglio comunque orientarsi verso gioielli veri, magari molto semplici, o bijoux che siano dichiaratamente tali: le imitazioni sono sempre di cattivo gusto. Meglio quindi un paio di orecchini d'argento che uno di falso oro e false perle, a meno che si tratti di un oggetto spiritoso e talmente grande da denunciare a prima vista la sua natura "finta".
Una buona regola per scegliere gioielli e bijoux da indossare è non mischiare mai cose vere e cose fantasia. Meglio poi pun-
tare su una sola parte del corpo, evitando di disseminarsi di cose luccicanti dalla testa ai piedi: anelli più bracciali e collana più orecchini, ma non tutto quanto insieme. Non è più necessario usare parures uguali, ma si possono accostare con gusto pezzi diversi. Non è nemmeno detto che non si possa accostare oro con argento:
esistono addirittura bracciali e altri pezzi di oreficeria in cui i due metalli sono usati contemporaneamente con un effetto cromatico tutt'altro che spiacevole. Si può quindi abbinare un bracciale d'argento, magari acquistato in un viaggio, con semplici cerchietti d'oro allo stesso polso. Sempre a proposito di abbinamenti, non si dimentichi infine che i gioielli simbolici, come la fede nuziale, l'anello di fidanzamento o quello di famiglia, hanno, dal punto di vista estetico, un valore neutro, visto che si portano sempre: a meno che si tratti di oggetti particolarmente vistosi, quindi, non danno problemi di accostamento.
Nella scelta delle pietre colorate esistono regole, di origine orientale, che associano le varie pietre a punti del corpo e, anche per chi non creda ai valori magici che stanno dietro a queste norme, esse possono comunque funzionare come indicazioni di buon gusto
Il rubino, per esempio, che rappresenta il sangue, il cuore, il fuoco al centro della terra, non dovrebbe mai essere portato al dito, in una posizione decentrata: meglio come pendente di una collana, al centro del petto. Topazio e acquamarina, invece,
vanno benissimo per le dita, avendo la funzione simbolica di riflettere un pezzo di cielo anche quando si abbassano gli occhi.
Quanto alle perle, essendo una cosa viva, devono trovarsi sempre il più vicino possibile al corpo di chi le indossa, per prenderne il calore: niente montature complicate, quindi, per gli orecchini, mentre saranno perfette le collane a girocollo.
Autore: http://www.articoligratis.comFonte dell'articolo
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