IL MEDIO ORIENTE DOPO SHARON
L'uscita dalla scena politica del premier Israeliano Ariel Sharon, oltre a lasciare un vuoto incolmabile, lascia un'opinione pubblica che s'interroga sui destini di una terra che dovrà imparare a camminare, senza l'unico leader israeliano, sulla piazza dove egli stesso si è finora dimostrato capace di coniugare pace e sicurezza.
Per molti israeliani, Ariel Sharon era l'unica figura politica contemporanea dotata della necessaria credibilità per raggiungere un accordo di pace coi palestinesi e per mantenere l'equilibrio dei rapporti internazionali con l'Occidente e il Medio Oriente.
Ariel Sharon non è stato un uomo politico che si è mosso sulla base di schemi fissi, ma piuttosto un uomo attento all'evolversi delle situazioni, capace di capire ed interpretare i momenti politici. Ha combattuto, quando c'era da combattere Arafat, e non si è tirato indietro,
appena ha intravisto uno spiraglio per una trattativa di pace con i Palestinesi gli ha dato concretezza.
Sharon ha restituito Gaza e dato una possibilità concreta ai Palestinesi, anche a rischio di perdere consensi nel suo partito e nella sua stessa vita.
È stato considerato un uomo di destra, ma nel momento di difficoltà è sempre stato pronto a fare un governo di coalizione con i laburisti, arrivando persino a fondare con loro un nuovo partito "KADIMA" che significa in avanti.
Conosciuto come il bulldozer, con il suo addio al partito Likud, di cui fu membro fondatore negli anni Settanta, e la creazione del partito centrista Kadima ha dato l'avvio a un riallineamento storico nella politica israeliana ed ha dimostrato la sua determinazione al raggiungimento di un accordo definitivo con i Palestinesi in base ai termini e alle condizioni poste da lui stesso, (accordo unilaterale) pienamente consapevole delle sue forze e dei suoi limiti nel processo di pace.
Nonostante si discuta ancora sulle ragioni
e gì scopi del ritiro oa Gaza. r".zatva ca parte di Sharon di disimpegno è stata una chiara rottura col passato. Tradizionalmente vicino all'ultradestra, avendo tacciato perfino in qualche occasione l'Unione Europea di antisemitismo, ha avuto una virata ideologica negli ultimi anni. Anni durante i quali, oltre a fare alcune concessioni alla comunità araba, ha messo in moto uno dei progetti più importanti nel lungo e tortuoso processo di pace con la Palestina: il piano per il disimpegno, che prevedeva lo smantellamento di diverse colonie ebraiche lungo la Striscia di Gaza
Chiunque sarà il nuovo Primo Ministro, questi ha davanti a sé non solo le sfide di Gaza e della Cisgiordania, ma anche l'obiettivo di restare saldi di fronte all'aggravarsi della crisi con la Siria. Senza dimenticare, soprattutto, la minaccia nucleare iraniana.
Ultimamente infatti, siamo stati informati da tutti i giornali e le televisioni, che il presidente dell'Iran, Ahmadineyad ha espresso pubblicamente il suo «desiderio» che Israele venga «cancellato» dalle mappe. L'appoggio della comunità internazionale sarà pertanto decisivo per la sicurezza di questo nuovo
Israele senza Sharon. Quindi, fare esercizio di diplomazia dovrà essere una scelta obbligata per il prossimo premier israeliano.
L'uscita di scena di Sharon è stata peraltro tanto inopportuna quanto inaspettata, e si è verificata nel momento di maggior fermento per il partito centrista Kadima. Un partito, che deve dimostrare, dopo Sharon, che non è un partito che porta avanti interessi "personali", bensi un progetto credibile, stabile e con un sostegno sufficiente non solo per affermarsi come maggioranza al Knesset (il parlamento israeliano), bensì, per continuare nella nuova rotta per la pace, voluta da Sharon con le stesse autorità e dedizione degli ultimi anni.
Autore: staff articoli gratis .comFonte dell'articolo
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