II doping: macchia lo sport e riduce la vita Alle ultime olimpiadi, quelle di Seoul, prima di Ben
Johnson altri sei atleti erano stati squalificati per uso di
sostanze proibite. Altre sette persone erano state escluse per
doping durante gli esami preolimpici. Purtroppo il fenome
no delle gare truccate da questi strani energetizzanti sta
diventando sempre più diffuso, e questo nonostante le severe
misure di precauzione prese dalle autorità sportive. Basta
pensare che nel corso dell'ultima olimpiade sono state ese
guite più di 1600 analisi antidoping su altrettanti atleti e nei
laboratori hanno lavorato, senza conoscere sosta, tecnici più
che specializzati alla caccia delle minime tracce delle ormai
numerose sostanze proibite. La densa pioggia di controlli ha
certamente ridotto l'uso di queste sostanze, ma il fatto stesso
che ben dodici atleti a Seoul sono stati squalificati indica che
non sempre lo sport ha conservato i suoi valori puliti dai
quali era nato.
E così che l'antidoping, in sostanza, mantiene il predomi
nio su quella che può essere definita la scienza cattiva che a
tutti i costi vuole aumentare il rendimento muscolare degli
atleti, per mietere medaglie e far accorrere gli sponsor. Ma il
doping non è una scienza cattiva, non è nemmeno una
scienza: esso è molto più vicino alla magia, all'alchimia
nonostante ad essere usati siano i tarmaci a tutti gli effetti.
Praticamente bisogna dire che non esiste uno studio, scienti
ficamente attendibile, che dimostri l'efficacia delle sostanze
dopanti sugli atleti. Il doping è basato su mode, su voci, sui
classici si dice o su osservazioni pseudoscientifiche realizza
te da allenatori o medici sportivi di dubbia esperienza scien
tifica.
Il doping, del resto, ha un fascino irresistibile sugli
atleti perché fa battere i record, elimina la fatica e rende
invincibili. Quanto abbiamo appena detto è in pratica lo
slogan della campagna pubblicitaria contro il doping, che più
che scoraggiare pare voglia invogliare gli atleti a farne uso.
Il doping non è un vizio esclusivo dei campioni dello
sport a grossi livelli. Fiumi di sferoidi, infatti, scorrono in
moltissime palestre, specialmente in quelle in cui si pratica
culturismo, il famoso bodybuilding. Molti dilettanti ne
fanno uso anche se il loro obiettivo non è battere i records,
ma migliorare la loro presenza fisica. Sembra quasi che i
muscoli potenti, o meglio ancora, gonfiati, abbiano un'at
trattiva irresistibile su una numerosa parte degli esseri
umani.
Assai diffusi oltre ai più comuni steroidi, ci sono,
fra i dilettanti, le sostanze che fanno sopportare meglio la
fatica, come i derivati sintetici delle anfetamine. I ciclisti,
addirittura quelli che se ne vanno in giro la domenica,
usano un pò di tutto a cominciare dal Micoren, che aiuta
a percorrere moltissimi chilometri di strada. A tutto questo
vanno affiancati i più che pubblicizzati « energizzanti », che
servono a ridare al corpo tutti quei sali e quelle sostanze
caloriche che sono state consumate con lo sforzo fisico e
che però abituano il corpo all'assunzione di sostanze artifi
ciali che altrimenti potrebbero essere assunte attraverso una
corretta alimentazione.
Tutte le sostanze usate nella pratica del doping, dalle
anfetamine e i suoi derivati, alle sostanze ormonali (come
l'ormone della crescita), ai metabloccanti e all'autoemotra
sfusione, comportano effetti collaterali da non prendere
sotto gamba e che risultano a lungo andare, estremamente
dannosi. Tra gli effetti più evidenti si hanno stati di
agitazione motoria che possono sfociare in convulsioni e
collassi; Fuso degli ormoni può provocare nelle donne il
cosidetto effetto della virilizzazione, il quale provoca la
crescita della barba, l'aumento dei peli, la voce di timbro
basso, mentre negli uomini provoca conseguenze che vanno
dalla sterilità a gravi disfunzioni circolatorie, metaboliche
e psichiche.
Insomma il doping offre incerti risultati imme
diati al prezzo di inevitabili danni fisici a medio e lungo
termine. Poco tempo fa sulla rivista britannica Nature uno
studio dimostrava la sorprendente e preoccupante moria di
atleti che avevano vinto medaglie nelle olimpiadi.
Le morti
sono avvenute, in maggioranza, nei gruppi di età sotto i
trent'anni, e fra i trenta ed i quarantuno anni. Con un
aumento che parte dal 1976. La mortalità media dei vincitori olimpici è dunque molto più alta di quella dei normali
cittadini. O fare sport ad alti livelli è controproducente
oppure questi signori che sono andati a formare le statisti
che della rivista britannica hanno fatto, nel corso della loro
carriera, uso di sostanze illecite in una pratica, quale è
quella sportiva, dove i valori dell'onestà devono essere più
alti che mai.
Autore: articoligratisFonte dell'articolo
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