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FILOSOFIA E TEOLOGIA


La filosofia e la teologia (che si identifica con la religione cristiana), pur occupandosi di campi di studio diversi, in quanto la filosofia si interessa della realtà fisica e umana, di verità razionali, dimostrabili, come l'esistenza di Dio, la libertà e immortalità dell'anima, la teologia si interessa di Dio, delle verità soprannaturali, soprarazionali, come l'Incarnazione, la Trinità, hanno una unità di oggetto, un comune intento, uno scopo simile, cioè quello di condurre l'uomo alla verità e alla moralità, al problema di Dio e dell'anima, all'indagine dell'origine e del fine della vita e dell'universo, alla ricerca del principio universale della realtà, di qui filosofia è ogni religione e religione è ogni filosofia (gli idealisti ed i neoidealisti considerano la religione un grado di sviluppo dello spirito umano inferiore a quello della filosofia). La filosofia e la teologia si differenziano non solo per il campo di studio ma anche per il modo come realizzano il loro scopo, in quanto la filosofia è prevalentemente intellettualistica, perviene alla conoscenza della verità, delle supreme cause con l'esperienza e il ragionamento, la teologia è prevalentemente volontaristica e pratica, crede nelle dottrine per rivelazione divina, ricerca le cause prime con la fede, secondo la quale si ha il libero assenso intellettuale dell'uomo ai dogmi, però la filosofia e la teologia sono in stretto legame (non riconosciuto dalla filosofia greca), perché Dio (per chi ammette un Dio personale, trascendente), autore della ragione e della fede, unica ed ultima fonte della loro origine, non può mostrare in natura le cose in modo diverse da come le ha mostrate nella rivelazione, non può manifestare una contraddizione tra le verità di fede e la filosofia che sono due facce di un'unica verità. La filosofìa e la teologia conservano il loro rapporto fino a quando ciascuna di esse segue il proprio metodo, riconosce le proprie limitazioni, esplica la propria autonomia nel proprio campo; la filosofia col fondarsi sulla ragione e interessarsi delle verità naturali, la teologia col fondarsi sulla rivelazione e interessarsi delle verità soprannaturali. La teologia si serve della filosofia per ricercare per via di ragione ciò a cui ha aderito per via di fede, per costruirsi come scienza, per evitare che la fede possa essere cieca credenza, per offrire agli uomini anche una spiegazione intellettuale, mediante esempi di analogia, delle verità assolutamente certe: Dio, anima, mondo. La teologia giudica il metodo della filosofia (che regola soltanto negativamente, non positivamente) allorché questa dichiara proposizioni incompatibili con le verità teologiche, non dimostrabili con argomenti di ragione, proposizioni non utili a rendere intellegibili, a convalidare verità di . fede, dogmi; tale confutazione da parte della teologia alla filosofia, è possibile perché la fede partecipa del sapere di Dio, dell'assoluta certezza, mentre la filosofia è soggetta all'errore (in questo senso la filosofia è sottomessa alla teologia, è «andila theologiae »). La filosofia, la ragione non è capace di dimostrare tutte le verità rivelate di cui è depositarla la Chiesa cattolica, è soltanto capace di offrire all'anima il preambolo della fede, di dimostrare alcune verità preliminari alla fede. Dante, ispirandosi a tale concezione della filosofia medioevale, della Scolastica (contraria alla teoria averroistica della doppia verità, secondo cui una verità asserita dalla religione può essere negata dalla ragione e viceversa) riproduce simbolicamente questo concetto nella figura di Virgilio, ragione, che guida il poeta a Beatrice, fede. In questa riproduzione simbolica si osserva la distinzione e la complementarietà tra ragione e fede. Però tutte le volte che la filosofia, nelle sue conclusioni, viene a trovarsi in disaccordo con la teologia, è segno evidente che l'uomo non ha fatto un corretto uso della ragione, non si è posto dei limiti, ha trattato verità soprarazionali (non antirazionali), per cui spetta alla ragione stessa criticarsi e correggere il proprio errore: dove non giunge la scienza supplisce la fede. La filosofia si serve della teologia per proteggersi da errori, per avere illustrazioni nei suoi importanti concetti e teorie, per allargare l'orizzonte della sua conoscenza, per realizzare nuove verità, per risolvere problemi che da sola non potrebbe ottenere adeguatamente, però senza perdere la sua indipendenza nel sostenere i suoi principi filosofici, senza ricevere precise indicazioni sulla via da seguire per raggiungere la verità, perché la teologia svolge soltanto una norma negativa. La filosofia giudica il metodo della teologia allorché intende sostituire ai processi razionali, fondati sulla esperienza e sulla ragione, l'autorità della Rivelazione. Il rapporto tra filosofia e teologia, tra ragione e fede, trova la sua prima affermazione in S. Tommaso, il quale, a sostegno della unità del sapere, parla in modo chiaro e preciso della distinzione e della autonomia delle due discipline, ciascuna delle quali ha un suo oggetto, i propri principi e il proprio metodo, ma non parla della loro separazione, perché trattano lo stesso uomo; il credente può essere filosofo, il filosofo può restare o divenire credente. Secondo Gioberti: « filosofia e religione sono distinte, perché diverse; non devono confondersi, ma aiutarsi ».


Autore: staff articoligratis.com

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