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Piantagioni di caffè in crisi: la risposta arriva dalla genomica
L’AREA Science Park di Trieste, istituto scientifico e tecnologico per la ricerca e lo sviluppo, sottolinea le gravi conseguenze del riscaldamento globale sull’agricoltura: “I cambiamenti climatici stanno esercitando pressioni sugli ecosistemi con conseguenze sempre più acute in agricoltura, particolarmente evidenti nel Sud del mondo in cui siccità e modifica della salinità delle acque stanno facendo maggiormente sentire i propri effetti”. Le proiezioni per il futuro, infatti, sono tutt’altro che rassicuranti, soprattutto per le zone del Centro America e Centro Africa, dove si stima che, entro il 2050, il 50% delle piantagioni di caffè, ubicate sulle alture che costeggiano la Valle del Rift in Etiopia, rischia di scomparire. Stesso scenario toccherebbe al Ruanda ed anche al mais in Africa occidentale, con cali di produzione stimabili tra il 12 ed il 40%. Per fare fronte a questo scenario, il Trieste Coffee Cluster, associazione esperta nel settore, ha chiamato a raccolta un gruppo di genetisti ed esperti in fisiologia vegetale per analizzare il fenomeno e comprendere in che modo le biotecnologie possano suggerire risposta al problema. L’obiettivo è quello di mettere in atto strategie per preservare le colture ed i sistemi economici ad esse correlate e, grazie alla genomica, scienza branca della biologia, sarà possibile capire quali siano i meccanismi molecolari che permettono alla pianta di sopravvivere in condizioni avverse, senza arrestarne la produttività. Raffaele Testolin, Presidente dell’Isitituto Genomica Applicata (IGA), sottolinea gli impatti del cambiamento climatico in corso attualmente in Europa: “Lo stress generato sulle piante dall’alternarsi di lunghi periodi di pioggia e di siccità risveglia microrganismi patogeni ai quali le piante non erano più abituate a reagire. La stessa Xylella che ha decimato gli ulivi nel Salento può essere stata favorita da questo stress. Anche la viticoltura è coinvolta dal fenomeno, al punto che alcuni produttori francesi delle zone dello Champagne stanno giocando d’anticipo, acquistando terreni in Inghilterra meridionale prevedendo che, se non cambierà qualcosa, potrebbero vedersi costretti a piantare i loro vigneti più a Nord”. Il settore industriale necessita quindi di piante capaci di tollerare condizioni climatiche non ottimali, che sopravvivano alla siccità e continuino ad essere produttive. E’ questa la vera sfida che potremo vincere grazie alla genomica, con lo scopo di garantire una sufficiente presenza di prodotto sul mercato, per poterne soddisfare la domanda e soprattutto, evitare di compromettere l’economia di paesi in via di sviluppo interamente basata su un unico prodotto.


Autore: coeconews1

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