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Tutti gli articoli dedicati alla sezione Odissea

Odissea libro primo
Musa, quell'uom di multiforme ingegno Dimmi, che molto errò, poich'ebbe a terra Gittate d'Ilïòn le sacre torri; Che città vide molte, e delle genti L'indol conobbe; che sovr'esso il mare Molti dentro del cor sofferse affanni, Mentre a guardar la cara vita intende, E i suoi compagni a ricondur: ma indarno Ricondur desïava i suoi compagni, Ché delle colpe lor tutti periro. Stolti! che osaro vïolare i sacri Al Sole Iperïon candidi buoi Con empio dente, ed irritâro il nume, Che del ritorno il dì lor non addusse. Deh! parte almen di sì ammirande cose Narra anco a noi, di Giove figlia e d [ continua a leggere ]



Odissea libro secondo
Come la figlia del mattin, la bella Dalle dita di rose Aurora surse, Surse di letto anche il figliuol d'Ulisse, I suoi panni vestì, sospese il brando Per lo pendaglio all'omero, i leggiadri Calzari strinse sotto i molli piedi E della stanza uscì rapidamente, Simile ad un degli Immortali in volto. Tosto agli araldi dall'arguta voce Chiamare impose i capelluti Achivi; E questi, al gridar loro accorsi in fretta, Si ragunaro, s'affollaro. Ei pure Al parlamento s'avviò: tra mano Stavagli un'asta di polito rame E due bianchi il seguìan cani fedeli. Stupìa ciascun, mentr'ei mutava il passo, E i [ continua a leggere ]



Odissea libro terzo
Uscito delle salse acque vermiglie, Montava il sole per l'eterea volta Di bronzo tutta, e in cielo ai dèi recava Ed agli uomini il dì su l'alma terra: Quando alla forte Pilo, alla cittade Fondata da Nelèo, giunse la nave. Stavano allor sagrificando i Pili Tauri sul lido, tutti negri, al dio Dai crini azzurri, che la terra scuote. Nove d'uomini squadre, e in ogni squadra Cinquecento seduti, e per ciascuna Svenati nove buoi, di cui, gustate Le interïora, ardean le cosce al nume. La nave intanto d'uguai fianchi armata, Se ne venìa dirittamente a proda. Le vele ammainâr, pigliaro il porto,  [ continua a leggere ]



Odissea libro quarto
Giunsero all'ampia, che tra i monti giace, Nobile Sparta, e le regali case Del glorïoso Menelao trovaro. Questi del figlio e della figlia insieme Festeggiava quel dì le doppie nozze, E molti amici banchettava. L'una Spedìa d'Achille al bellicoso figlio, Cui promessa l'avea sott'Ilio un giorno, Ed or compieano il maritaggio i numi: Quindi cavalli e cocchi alla famosa Cittade de' Mirmìdoni condurla Doveano, e a Pirro che su lor regnava. E alla figlia d'Alettore Spartano L'altro, il gagliardo Megapente, unia, Che d'una schiava sua tardi gli nacque: Poiché ad Elèna gl'immortali dèi Prole n [ continua a leggere ]



Odissea libro quinto
Già l'Aurora, levandosi a Titone D'allato, abbandonava il croceo letto, E ai dèi portava ed ai mortali il giorno; E già tutti a concilio i dèi beati Sedean con Giove altitonante in mezzo, Cui di possanza cede ogni altro nume. Memore Palla dell'egregio Ulisse, Che mal suo grado appo la ninfa scorge, I molti ritesseane acerbi casi: «O Giove», disse, «e voi tutti d'Olimpo Concittadini, che in eterno siete, Spoglisi di giustizia e di pietade, E iniquitate e crudeltà si vesta D'ora innanzi ogni re, quando l'imago D'Ulisse più non vive in un sol core Di quella gente ch'ei reggea da padre.  [ continua a leggere ]



Odissea libro sesto
Mentre sepolto in un profondo sonno Colà posava il travagliato Ulisse, Minerva al popol de' Feaci e all'alta Lor città s'avvïò. Questi da prima Ne' vasti d'Iperèa fecondi piani Far dimora solean, presso i Ciclopi, Gente di cuor superbo, e a' suoi vicini Tanto molesta più quanto più forte. Quindi Nausitoo, somigliante a un dio, Di tal sede levolli, e in una terra, Che dagli uomini industri il mar divide, Gli allogò, nella Scheria; e qui condusse Alla cittade una muraglia intorno. Le case fabbricò, divise i campi, E agl'Immortali i sacri templi eresse. Colpito dalla Parca, ai foschi reg [ continua a leggere ]



Odissea libro settimo
Mentre così pregava il pazïente Divino Ulisse, dal vigor de' muli Portata era Nausica alla cittade. Giunta d'Alcinoo alla magion sublime, S'arrestò nel vestibolo; e i germani, Belli al par degli Eterni, intorno a lei D'ogni parte venìan: sciolsero i muli, E le vesti recaro entro la reggia. Ma la fanciulla il piede alla secreta Movea sua stanza: e raccendeale il foco Eurimedusa, una sua vecchia fante, Nata in Epiro, e su le negre navi Condotta, e al prode Alcinoo offerta in dono Perché ai Feaci ei comandava, e lui, Qual se un dio favellasse, udìan le genti. Costei Nausica dal braccio di n [ continua a leggere ]



Odissea libro ottavo
Ma tosto che rosata ambo le palme, Comparve in ciel l'aggiornatrice Aurora, Surse di letto la sacrata possa Del magnanimo Alcinoo, e il divin surse Rovesciator delle cittadi Ulisse. La possanza d'Alcinoo al parlamento, Che i Feaci tenean presso le navi, Prima d'ogni altro mosse. A mano a mano Venìano i Feacesi, e su polite Pietre sedeansi. L'occhiglauca diva, Cui d'Ulisse il ritorno in mente stava, Tolte del regio banditor le forme, Qua e là s'avvolgea per la cittade, E appressava ciascuno, e: «Su», dicea, «Su, prenci e condottieri, al foro, al foro, Se udir vi cal dello stranier che giun [ continua a leggere ]



Odissea libro nono
«Alcinoo Rege, che ai mortali tutti Di grandezza e di gloria innanzi vai, Bello è l'udir», gli replicava Ulisse, «Cantor, come DemOdoco, di cui Pari a quella d'un dio suona la voce: Né spettacol più grato havvi, che quando Tutta una gente si dissolve in gioia, Quando alla mensa, che il cantor rallegra, Molti siedono in ordine, e le lanci Colme di cibo son, di vino l'urne, Donde coppier nell'auree tazze il versi, E ai convitati assisi il porga in giro. Ma tu la storia de' miei guai domandi, Perch'io rinnovi ed inacerbi il duolo. Qual pria dirò, qual poi, qual nell'estremo Racconto serber [ continua a leggere ]



Odissea libro decimo
Giungemmo nell'Eolia, ove il diletto Agl'immortali dèi d'Ippota figlio, Eolo, abitava in isola natante, Cui tutta un muro d'infrangibil rame E una liscia circonda eccelsa rupe. Dodici, sei d'un sesso e sei dell'altro, Gli nacquer figli in casa; ed ei congiunse Per nodo marital suore e fratelli, Che avean degli anni il più bel fior sul volto. Costoro ciascun dì siedon tra il padre Caro e l'augusta madre, ad una mensa Di varie carca dilicate dapi. Tutto il palagio, finché il giorno splende, Spira fragranze, e d'armonie risuona; Poi, caduta su l'isola la notte, Chiudono al sonno le bramose ci [ continua a leggere ]



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