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Tutti gli articoli dedicati alla sezione Iliade

Iliade libro primo
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco generose travolse alme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò (così di Giove l'alto consiglio s'adempìa), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de' prodi Atride e il divo Achille. E qual de' numi inimicolli? Il figlio di Latona e di Giove. Irato al Sire destò quel Dio nel campo un feral morbo, e la gente perìa: colpa d'Atride che fece a Crise sacerdote oltraggio. Degli Achivi era Crise alle veloci prore venuto a riscattar la figlia con m [ continua a leggere ]



Iliade libro secondo
Tutti ancora dormìan per l'alta notte i guerrieri e gli Dei; ma il dolce sonno già le pupille abbandonato avea di Giove che pensoso in suo segreto divisando venìa come d'Achille, con molta strage delle vite argive, illustrar la vendetta. Alla divina mente alfin parve lo miglior consiglio invïar all'Atride Agamennóne il malefico Sogno. A sé lo chiama, e con presto parlar, Scendi, gli dice, scendi, Sogno fallace, alle veloci prore de' Greci, e nella tenda entrato d'Agamennón, quant'io t'impongo, esponi esatto ambasciator. Digli che tutte in armi ei ponga degli Achei le squadre, che dell' [ continua a leggere ]



Iliade libro terzo
Poiché sotto i lor duci ambo schierati gli eserciti si fur, mosse il troiano come stormo d'augei, forte gridando e schiamazzando, col romor che mena lo squadron delle gru, quando del verno fuggendo i nembi l'oceàn sorvola con acuti clangori, e guerra e morte porta al popol pigmeo. Ma taciturni e spiranti valor marcian gli Achivi, pronti a recarsi di conserto aita. Come talor del monte in su la cima di Scirocco il soffiar spande la nebbia al pastore odiosa, al ladro cara più che la notte, né va lunge il guardo più che tiro di pietra: a questa guisa si destava di polve una procella sotto i [ continua a leggere ]



Iliade libro quarto
Nell'auree sale dell'Olimpo accolti intorno a Giove si sedean gli Dei a consulta. Fra lor la veneranda Ebe versava le nettaree spume, e quelli a gara con alterni inviti l'auree tazze vôtavano mirando la troiana città. Quand'ecco il sommo Saturnio, inteso ad irritar Giunone, con un obliquo paragon mordace così la punse: Due possenti Dive aiutatrici ha Menelao, l'Argiva Giuno e Minerva Alalcomènia. E pure neghittose in disparte ambo si stanno sol del vederlo dilettate. Intanto fida al fianco di Paride l'amica del riso Citerea lungi respinge dal suo caro la Parca; e dianzi, in quella ch'ei  [ continua a leggere ]



Iliade libro quinto
Allor Palla Minerva a Dïomede forza infuse ed ardire, onde fra tutti gli Achei splendesse glorïoso e chiaro. Lampi gli uscìan dall'elmo e dallo scudo d'inestinguibil fiamma, al tremolìo simigliante del vivo astro d'autunno, che lavato nel mar splende più bello. Tal mandava dal capo e dalle spalle divin foco l'eroe, quando la Diva lo sospinse nel mezzo ove più densa ferve la mischia. Era fra' Teucri un certo Darete, uom ricco e d'onoranza degno, di Vulcan sacerdote, e genitore di due prodi figliuoi mastri di guerra Fegèo nomati e Idèo. Precorsi agli altri si fêr costoro incontro a Dïo [ continua a leggere ]



Iliade libro sesto
Soli senz'alcun Dio Teucri ed Achei così restaro a battagliar. Più volte tra il Simoenta e il Xanto impetuosi si assaliro; più volte or da quel lato ed or da questo con incerte penne la Vittoria volò. Ruppe di Troi primo una squadra il Telamonio Aiace, presidio degli Achivi, e il primo raggio portò di speme a' suoi, ferendo un Trace fortissimo guerriero e di gran mole, Acamante d'Eussòro. Il colse in fronte nel cono dell'elmetto irto d'equine chiome, e nell'osso gli piantò la punta sì che i lumi gli chiuse il buio eterno. Tolse la vita al Teutranìde Assilo il marzio Dïomede. Era d'Ar [ continua a leggere ]



Iliade libro settimo
Così dicendo, dalle porte eruppe seguìto dal fratello il grande Ettorre. Ardono entrambi di far pugna: e quale i naviganti allegra amico vento che un Dio lor manda allor che stanchi ei sono d'agitar le spumanti onde co' remi, e cascano le membra di fatica; tali al desìo de' Teucri essi appariro. A prima giunta Paride stramazza Menestio d'Arna abitatore, e figlio del portator di clava Arëitòo, a cui lo partorìa Filomedusa per grand'occhi lodata. Ettore attasta Eïoneo di lancia alla cervice sotto l'elmetto, e morto lo distende. Glauco, duce de' Licii, a un tempo istesso d'un colpo di zag [ continua a leggere ]



Iliade libro ottavo
Già spiegava l'aurora il croceo velo sul volto della terra, e co' Celesti su l'alto Olimpo il folgorante Giove tenea consiglio. Ei parla, e riverenti stansi gli Eterni ad ascoltar: M'udite tutti, ed abbiate il mio voler palese; e nessuno di voi né Dio né Diva di frangere s'ardisca il mio decreto, ma tutti insieme il secondate, ond'io l'opra, che penso, a presto fin conduca. Qualunque degli Dei vedrò furtivo partir dal cielo, e scendere a soccorso de' Troiani o de' Greci, egli all'Olimpo di turpe piaga tornerassi offeso; o l'afferrando di mia mano io stesso, nel Tartaro remoto e tenebroso  [ continua a leggere ]



Iliade libro nono
Queste de' Teucri eran le veglie. Intanto del gelido Terror negra compagna la Fuga, dagli Dei ne' petti infusa, l'achivo campo possedea. Percosso da profonda tristezza era di tutti i più forti lo spirto; e in quella guisa che il pescoso Oceàno si rabbuffa, quando improvviso dalla tracia tana di Ponente sorgiunge e d'Aquilone l'impetuoso soffio; alto s'estolle l'onda, e si sparge di molt'alga il lido: tale è l'interna degli Achei tempesta. Sovra ogni altro l'Atride addolorato di qua, di là s'aggira, ed agli araldi comanda di chiamar tutti in segreto ad uno ad uno i duci a parlamento. Come  [ continua a leggere ]



Iliade libro decimo
Tutti per l'alta notte i duci achei dormìan sul lido in sopor molle avvinti; ma non l'Atride Agamennón, cui molti toglieano il dolce sonno aspri pensieri. Quale il marito di Giunon lampeggia quando prepara una gran piova o grandine, o folta neve ad inalbare i campi, o fracasso di guerra voratrice; spessi così dal sen d'Agamennóne rompevano i sospiri, e il cor tremava. Volge lo sguardo alle troiane tende, e stupisce mirando i molti fuochi ch'ardon dinanzi ad Ilio, e non ascolta che di tibie la voce e di sampogne e festivo fragor. Ma quando il campo acheo contempla ed il tacente lido, svell [ continua a leggere ]



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