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Tutti gli articoli dedicati alla sezione

Eneide libro primo
Quell'io che già tra selve e tra pastori di Titiro sonai l'umil sampogna, e che, de' boschi uscendo. a mano a mano fei pingui e cólti i campi, e pieni i vóti d'ogn'ingordo colono, opra che forse agli agricoli è grata; ora di Marte L'armi canto e 'l valor del grand'eroe che pria da Troia, per destino, a i liti d'Italia e di Lavinio errando venne; e quanto errò, quanto sofferse, in quanti e di terra e di mar perigli incorse, come il traea l'insuperabil forza del cielo, e di Giunon l'ira tenace; e con che dura e sanguinosa guerra fondò la sua cittade, e gli suoi dèi ripose in Lazio: onde [ continua a leggere ]



Eneide libro secondo
Stavan taciti, attenti e disïosi d'udir già tutti, quando il padre Enea in sé raccolto, a cosí dir da l'alta sua sponda incominciò: «Dogliosa istoria e d'amara e d'orribil rimembranza, regina eccelsa, a raccontar m'inviti: come la già possente e glorïosa mia patria, or di pietà degna e di pianto, fosse per man de' Greci arsa e distrutta. E qual ne vid'io far ruina e scempio: ch'io stesso il vidi, ed io gran parte fui del suo caso infelice. E chi sarebbe, ancor che Greco e Mirmidóne e Dòlopo, che a ragionar di ciò non lagrimasse? E già la notte inchina, e già le stelle sonno, dal [ continua a leggere ]



Eneide libro terzo
«Poi che fu d'Asia il glorïoso regno e 'l suo re seco e 'l suo legnaggio tutto, com'al cielo piacque, indegnamente estinto, Ilio abbattuto e la nettunia Troia desolata e combusta; i santi augúri spïando, a vari esigli, a varie terre per ricovro di noi pensando andammo: e ne la Frigia stessa, a piè d'Antandro, ne' monti d'Ida, a fabbricar ne demmo la nostra armata, non ben certi ancóra ove il ciel ne chiamasse, e quale altrove ne desse altro ricetto. Ivi le genti d'intorno accolte, al mar ne riducemmo, e n'imbarcammo alfine. Era de l'anno la stagion prima, e i primi giorni a pena, quando, [ continua a leggere ]



Eneide libro quarto
Ma la regina d'amoroso strale già punta il core, e ne le vene accesa d'occulto foco, intanto arde e si sface; e de l'amato Enea fra sé volgendo il legnaggio, il valore, il senno, l'opre, e quel che piú le sta ne l'alma impresso, soave ragionar, dolce sembiante, tutta notte ne pensa e mai non dorme. Sorgea l'Aurora, quando surse anch'ella cui le piume parean già stecchi e spini; e con la sua diletta e fida suora si ristrinse e le disse: «Anna sorella, che vigilie, che sogni, che spaventi son questi miei? che peregrino è questo che qui novellamente è capitato? Vedestu mai sí grazioso asp [ continua a leggere ]



Eneide libro quinto
Intanto Enea, spinto dal vento in alto, veleggiava a dilungo; e pur con gli occhi, da la forza d'amor rivolto indietro, rimirava a Cartago. Ardea la pira già d'Elisa infelice; e le sue fiamme raggiavan di lontan gran luce intorno. La cagion non sapea; ma la temenza lo rimordea del vïolato amore, e 'l saper quel che puote e quel che ardisce femina furïosa; e 'l tristo augurio del foco, che lugúbre era e funesto, lo tenea con lo stuol de' Teucri tutti disanimato e mesto. Eran di vista già de la terra usciti, e cielo ed acqua apparian solamente d'ogn'intorno, allor ch'un denso e procelloso n [ continua a leggere ]



Eneide libro sesto
Cosí piangendo disse: e navigando di Cuma in vèr l'euboïca riviera si spinse a tutto corso, onde ben tosto vi furon sopra, e v'approdaro alfine. Volser le prue, gittâr l'ancore; e i legni, sí come stêro un dopo l'altro in fila, di lungo tratto ricovrîr la riva. Lieta la gioventú nel lito esperio gittossi: ed in un tempo al vitto intesi, chi qua, chi là si diêro a picchiar selci, a tagliar boschi, a cercar fiumi e fonti. Intanto Enea verso la ròcca ascese, ove in alto sorgea di Febo il tempio, e là dov'era la spelonca immane de l'orrenda Sibilla, a cui fu dato dal gran delio profeta [ continua a leggere ]



Eneide libro settimo
Ed ancor tu, d'Enea fida nutrice Caieta, ai nostri liti eterna fama desti morendo; ed essi anco a te diêro sede onorata, se d'onore a' morti è d'aver l'ossa consecrate e 'l nome ne la famosa Esperia. Ebbe Caieta dal suo pietoso alunno esequie e lutto, e sepoltura alteramente eretta. lndi, già fatto il mar tranquillo e queto, spiegâr le vele a' vènti, e i vènti al corso eran secondi; e 'n sul calar del sole, la luna, che sorgea lucente e piena, chiare l'onde facea tremole e crespe. Uscîr del porto; e pria rasero i liti ove Circe, del Sol la ricca figlia, gode felice, e mai sempre cantand [ continua a leggere ]



Eneide libro ottavo
Poscia che di Laurento in su la ròcca fe' Turno inalberar di guerra il segno, e che guerra sonâr le roche trombe, spinti i carri e i destrieri, e l'armi scosse di Marte al tempio, incontinente i cuori si turbâr tutti, e tutto il Lazio insieme con súbito tumulto si ristrinse. Fremessi, congiurossi, rassettossi ognun ne l'arme. I tre gran condottieri Messàpo, Ufente, e l'empio de' celesti dispregiator Mezenzio, usciro in prima. Accolsero i sussidi; armâr gli agresti; spogliâr d'agricoltor le ville e i campi. In Arpi a Dïomede si destina Vènulo imbasciatore, e gli s'impone che soccorso g [ continua a leggere ]



Eneide libro nono
Mentre cosí de' suoi scevro e lontano, Enea fa d'armi e di sussidi acquisto, Giuno di concitar la furia e l'ira di Turno unqua non resta. Erasi Turno col pensier della guerra al sacro bosco di Pilunno suo padre allor ridotto, che mandata da lei di Taümante gli fu la figlia in cotal guisa a dire: «Ecco, quel che tu mai chiedere a lingua, o 'mpetrar dagli dèi, Turno, potessi, per sé l'occasïon ti porge e 'l tempo. Enea, mentre dagli altri implora aíta, le sue mura, i suoi legni e le sue genti lascia ora a te, se tu 'l conosci, in preda. Ei coi migliori al palatino Evandro se n'è passato, [ continua a leggere ]



Eneide libro decimo
Aprissi la magion celeste intanto, e del cielo il gran padre in cima ascese del suo cerchio stellato. Indi mirando la terra, e de' Troiani e de' Latini visto il conflitto, a sé degli altri dèi chiamò 'l consiglio. E com'era da l'orto e da l'occaso la sua reggia aperta, ratto tutti adunati, assisi e cheti, disse egli in prima: «Cittadini eterni, qual v'ha cagione a distornar rivolti quel ch'è già stabilito? A che tra voi con tanta iniquità tanto contrasto? Non s'è da me già proibito e fermo che non deggian gli Ausoni incontro a' Teucri sorgere a l'armi? Che discordia è questa contro a [ continua a leggere ]



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